Raccontare le alterne vicende della storia della foca monaca vuol dire anche raccontare la storia del nostro mare. Una storia scandita da periodi di sfruttamento e dominazione, da episodi di degrado e distruzione, ma anche da occasioni di resilienza e speranza. La consapevolezza che ancora oggi, a fianco di alcune delle località turistiche più note e affollate del mare nostrum, riescano a sopravvivere delle foche, mammiferi carnivori che possono arrivare a tre quintali di peso, perfettamente adattati alla vita nell'elemento liquido, suscita lo stesso identico stupore che si provava da bambini sfogliando i testi illustrati di storia naturale. Attraverso le nostre parole e fotografie, vorremmo portarvi con noi in un viaggio che dai mari della Grecia e delle coste orientali, piano piano arriverà verso occidente, sulla scia delle foche che timidamente tornano a frequentare le aree da cui erano scomparse per decenni. Con il nostro lavoro di documentaristi, sogniamo di chiedere alle persone di rallentare e finalmente prestare attenzione alla bellezza, alla complessità e all'imprescindibilità di un mare che non è solo meta di vacanze o teatro dei drammi della modernità, ma vero e proprio hotspot di biodiversità di rilevanza mondiale.

Nota di redazione: Questo come i brani che seguono sono tratti dal libro fotografico “Out of the Blue — La foca monaca nel Mediterraneo” di Marco Colombo, Bruno D’Amicis e Ugo Mellone, cofondatori del collettivo The Wild Line.

P.S.: Stiamo cercando tre lettori disponibili a dedicarci non più di un'ora del loro tempo per un confronto su come sviluppare e migliorare questo progetto: in cambio offriamo un anno del piano Lapilli premium. Per partecipare, puoi registrarti qui. Grazie di cuore a chi l'ha già fatto!

Praticamente invisibili allo sguardo dei più, questi animali si muovono con attenzione nelle ore del crepuscolo, abbandonando la sicurezza delle loro grotte marine quando si sentono tranquilli. In una manciata di luoghi fortunati e segreti, tra lo Ionio, l'Egeo e le zone più orientali, in alcuni momenti della giornata è ancora possibile vivere l'emozione di scorgere, tutto a un tratto, l'acqua incresparsi e una grande testa tonda e lucida, due occhi vispi e un muso adornato da lunghe vibrisse emergere per osservare con curiosità i dintorni.

Lo sguardo attento e sospettoso, le narici spalancate, il muso ricoperto dai segni di antiche battaglie: la testa di una grande foca adulta che emerge per un attimo tra la spuma di una mareggiata non lascia dubbi sulla posizione di questo grande predatore ai vertici degli ecosistemi costieri (Ugo Mellone).

“La foca monaca del Mediterraneo è la specie di foca più rara del pianeta, e il mammifero marino più minacciato in Europa. Le stime più recenti sono di circa 800 individui in totale, 400 dei quali abitano il bacino”, scrive Aliki Panou dell’organizzazione non governativa greca Archipelagos, esperta di conservazione della natura e della foca monaca in particolare.

In passato, il suo areale di distribuzione si estendeva a tutto questo bacino, al mar Nero e alle coste atlantiche dell'Africa nord-occidentale, comprese le Isole Canarie, Madeira e le Azzorre, continua Panou. Omero descrive grandi assembramenti di foche stese sulle spiagge, mentre Proteo, dio del mare, usciva quotidianamente dal mare contandone i gruppi.

Oggi, tuttavia, questi affascinanti animali sono scomparsi da vaste regioni del loro antico areale. Circa la metà della popolazione mondiale rimanente vive in acque greche, insieme a popolazioni più piccole in Turchia e a Cipro.
Se la persecuzione diretta, mediata dalle fucilate di pescatori che vedevano le foche monache come nemici da eliminare, è fortemente diminuita, oggi questi pinnipedi devono fare i conti con una minaccia ancora più capillare: il turismo di massa. Il sole e le spiagge del Mediterraneo sono il motore di un’economia da miliardi di euro che ha puntato su un turismo mordi e fuggi, avido di calette e acque turchesi. E così, oggi, in molte località del Mediterraneo orientale, come a Cipro o in Grecia, le foche devono adattarsi a queste nuove condizioni, mentre in altri luoghi, come il Salento, sono diventate ormai una presenza occasionale, e orde di bagnanti nuotano dove le foche erano presenti fino a pochi decenni fa (Bruno D'Amicis).

This post is for paying subscribers only

Sign up now and upgrade your account to read the post and get access to the full library of posts for paying subscribers only.

Sign up now Already have an account? Sign in